martedì 5 maggio 2020

Riflessioni sulla Giostra all'incontro



Era il lontano 2009 ed in quel periodo ero impegnato solo nella pratica della Scherma in Armatura. Organizzavo due importanti Tornei Internazionali: quello di Carnasciale di Firenze e quello di Fiesole. Avevamo circa 40 combattenti da tutta Europa ed il mio percorso era davvero appagante.


Poi andai al Torneo Internazionale di Monclay in Francia e li ebbi la vita cambiata. In parallelo al torneo di Scherma c'era anche la Giostra Internazionale in Armatura con ben 27 partecipanti da tutto il mondo. Ne rimasi folgorato. L'organizzatore era un italo francese con cui divenni molto amico. Fu il mio primo Maestro di Equitazione Storica. Cominciai a sognare di poter portare anche in Italia questa magia cavalleresca e subito mi adoperai per progettare questo proposito.




All'epoca andavo a cavallo molto saltuariamente, non avevo un cavallo mio e tutto mi era oscuro di quel mondo. Cominciai a frequentare la Francia e l'Olanda da alti amici che erano molto piu' avanti di me. Cominciavo a crescere. 

Ripresi in Italia le lezioni di Equitazione in maniera serrata. Chi mi conosce sa che quando mi metto in mente una cosa mi impegno all'inverosimile per aggiungerla.
Cosi' fu.


Nel 2012 organizzai il primo vero torneo italiano a Firenze, durante i Giochi di Carnasciale con un cavallo che stavo adoperando in Fida fino a quel periodo. Fu un successo clamoroso. Ma come per la scherma anche con la cavalleria cominciarono a nascere i cloni che cercarono di improvvisarsi in questa importante iniziativa. Le prime diatribe, le prime invidie che si tramutarono in sterili battaglie. 
Ed infatti nonostante la confusione, soprattutto su Firenze, la nostra organizzazione cavalleresca le suonò a tutti. Nessuno, ad oggi, è stato in grado di organizzare ciò che noi siamo riusciti a fare nonostante gli innumerevoli tentativi di imitazione.



Nel 2013 quindi ci siamo dedicati al reclutamento, consolidamento e crescita. Fondai il Dipartimento di Equitazione Storica nella Fitetrec Ante e da allora, anno dopo anno, i tasselli del miglioramento continuo si sono visti.

Torneo dopo Torneo, Campionato dopo Campionato abbiamo solcato tutti i Campi Italiani dimostrando che il nostro progetto non solo era valido ma poteva crescere in maniera esponenziale. Non ci rimaneva altro che migliorare l'aspetto riguardante le armature e il vestiario. Ad oggi abbiamo compiuto moltissimi passi avanti, ma abbiamo ancora tantissimo da migliorare in merito.




Oggi in Italia esistono abilitati ed operativi poco piu' di dieci cavalieri. Solo oggi si è compreso il valore dell'amicizia, del rispetto e della collaborazione. Solo cosi' infatti questa disciplina potrà dimostrare in futuro ancora tanto.

Nella speranza che i Cavalieri che si leggano in questa mia riflessione possano davvero comprendere il bene che a loro io voglio, li lascio con un ultimo pensiero:

"si è uniti negli intenti, nel valore, nel sacrificio, ma soprattutto nella gioia."



R+C





sabato 2 maggio 2020

Due mesi di Quarantena.....

Video Storici e Didattici

Due mesi a casa.
Ho cercato di ottimizzare ogni attimo, ogni momento in cui sono stato costretto in questa reclusione forzata da Pandemia. Non sono mancati attimi di ozio, ma devo dire che il Bilancio è stato tutto sommato positivo per quanto riguarda ciò che sono riuscito a fare a livello personale. Due mesi di grande riflessione sul mio presente, ma soprattutto sul mio Futuro associativo. Le persone da coinvolgere, sul "come" coinvolgere e sulle persone da evitare o da tenere ai margini. Col senno di poi ho avuto ragione ed ogni mia scelta devo dire è risultata alle circostanze che si sono verificate.

Cavalieri di Marmo in prossima uscita editoriale
Ho realizzato dei Video didattici per la mia Federazione Equestre, dei video Storici per la mia Città di Napoli e sulla Cavalleria, sistemato lo Scudo da Fante Aragonese, ripristinato i finimenti storici dl mio cavallo, costruito un porta spade ed armi... ed infine terminato le mie due pubblicazioni, una riguardante i sepolcri cavallereschi di Napoli ed una sulla Cavalleria e sul Trattato di Bartolomeo Sereno. Beh... niente male devo dire.

Manuale del Cavaliere Giostrante
Tuttavia ho compreso, ed a ragione, che devo fortificarmi e dedicare piu' tempo alle "mie" cose. Come del resto ho fatto in questi due mesi. Ho notato che "dare" agli altri è piacevole, ma prima bisogna voler bene se stessi altrimenti poi ci si indebolisce e non si può dare piu' agli altri ciò che vorremmo. In questo tempo ho compreso per bene anche chi sono gli amici e chi i conoscenti. Due categorie ben distinte come potete immaginare.

N.02 Rivista di Equitazione Stoica - Copertina

Dal 4 Maggio potrò riprendere gli allenamenti e frequentare piu' il mio Maneggio. Ho idea appena la Pandemia ce lo permetterà, di organizzare uno Stage di Equitazione Storica su Prato, come programmato precedentemente alla venuta del Virus. Anche nella rievocazione Stoica e nel Dipartimento ho conosciuto giovani Cavalieri capaci di darmi nuovi stimoli. Devo dire che a Gennaio avevo una visione molto piu' personalistica del mio futuro equestre tanto da accettare 3 degli inviti Internazionali ricevuti. Le cose rimangono tali, ma darò a Cesare quello che è di Cesare. Chi mi rispetterà e mi seguirà avrà il mio supporto... per tutto il resto invece ci sarà solo grande distacco.

Bene... prepariamo i materiali che a beve si risale in sella...!!!

Carnasciale 2015












domenica 23 febbraio 2020

Maestri, Cavallerizzi e Giostratori – Le origini dell’Arte Equestre Giovan Battista Pignatelli



Come abbiamo avuto modo di vedere in articoli precedenti, le piu’ prestigiose Accademie riconosciute ancora oggi come capostipiti dell’equitazione intesa come “Arte Equestre” nascono a Napoli. Dopo Federigo Grisone ed il suo primo trattato strutturato sulla formazione del cavallo, non possiamo esimerci dal ricordare un altro pilastro dell’insegnamento: il napoletano Giovan Battista Pignatelli.

Non abbiamo importanti resoconti della sua vita, e ciò che conosciamo è dovuto essenzialmente alle rendicontazioni dei cavallerizzi francesi, Salomon de la Broue e Antoine de Pluvinel. Nacque nel 1525, di origine calabrese, si trasferì a Napoli per apprendere l’Arte Equestre. Molto probabile che fu allievo di Federigo Grisone e meglio di lui è considerato come l’iniziatore del’Equitazione Classica.

Di Lui La Broue diceva:

[…] E’ tra tutti i piu’ degni maestri che ho conosciuto, attribuisco la suprema lode al Signor Giovan Battista Pignatelli, la cui memoria deve essere sempre onorata tra gli uomini di cavalli, come quella di colui che per primo ha inventato la giustezza delle nostre scuole, e che ha cominciato a mostrarci il vero ordine e le piu’ belle proporzioni di tutte le nostre arie e maneggi bassi, medi e alti. […]



Le opere di De La Broue e del Pluvinel favorirono la conoscenza e diffusione del nome di Pignatelli.
Pignatelli fu allievo di Alessandro Conestabile, e pare che il suo insegnamento fu realizzato solo in tarda età.


Fondò una Accademia di Equitazione vicino al proprio palazzo, nei vecchi edifici della cavallerizza, dove oggi sorge il Museo Archeologico di Napoli. Alla sua scuola affluirono allievi di tutte le parti d’Italia e come abbiamo potuto vedere, d’Europa. I Corsi dal Pignatelli duravano diversi anni.

Mario Gennero, nella sua pubblicazione dell’Arte Veterale attribuita al Pignatelli, precisa che l’influenza del Maestro Napoletano, come per quella del Grisone aggiungo io, era dovuta all’influenza dell’equitazione bizantina sviluppatasi a Napoli già dal 1134. In questo anno infatti, sette maestri di equitazione bizantini vennero incaricati dal Re Michele IV di fondare una scuola equestre. I metodi della Scuola Bizantina non utilizzavano né morsi né speroni severi, in contrapposizione a quelli degli spagnoli; erano basati sulla padronanza del cavallo da parte del cavaliere mediante un solido assetto e la voce, mentre agivano sull’animale con continue ricompense.

[…] I soldati si sedevano in sella calmi, la spada in mano e attraverso leggeri movimenti del pugno e dei talloni richiedevano al cavallo di spostarsi di lato, di effettuare figure di alta scuola, di caricare, di fermarsi, di girare, di compiere piroette senza che l’avversario avesse il tempo di vedere qualcosa. […]

Pignatelli si basò su questi insegnamenti e su quelli degli spagnoli per rendere efficace un suo metodo personalizzato. Lo stesso de Pluvinel amava sempre ricordare il proprio Maestro dicendo che il “cavaliere doveva essere avaro di colpi e prodigo di carezze”.




Il Morso “Pignatelli”

[…] Questa figura di briglia, che Pignatella si dice, fu dal Sig. Giovan Battista Pignatello ritrovata che tanto singolarmente questa dottrina si esercitò; il fine della sua invenzione fu perché porgesse libertà alla lingua e che il chiappone facendosi addietro al raccorre che si fa della briglia… non havesse forza di offendere il palato, con qual offesa, potrebbe il cavallo soggiogarsi, o porsi piu’ sotto. Avertendo che cotal artificio si è soluto applicare, così con la briglia di lavoro, come anchora per cavalli leggieri alla mano, con cannoni, e scacce, e per contrario con altri meritevoli di maggior castigo, con Meloni, Bottoni, Falli, o Peri alla riversa di altri… […]

E’ Pirro Antonio Ferraro a citare i tre morsi a cui Pignatelli diede il nome. Elaborò delle strutture meno coercitive dei morsi spagnoli convinto che non era il morso a sottomettere il cavallo ma la mano. Creò quindi un morso da poter far passare agiatamente la lingua.

Morso "Pignatelli"

La Sella “Pignatelli”


Oltre allo sviluppo dei morsi, Pignatelli ideò anche una sua personale Sella da Scuola che sostituì per oltre due secoli quelle spagnole. In pratica ridusse l’arcione dotando la sella di un pomo, che predette poi quello della attuale sella americana. Quest’ultimo serviva per mantenersi durante le arie di alta scuola e sia per legare le redini. Ricordiamo che il tipo di assetto era alla “brida” e cioè dritto e lungo di gambe.
Tra le altre novità introdotte dal Pignatelli anche il “Cavezzone” ed i “Pilieri”.
Questi ultimi erano dei pezzi di legno rotondi alti quanto una persona, distanti circa 2 metri alla cui sommità erano legati degli anelli a cui collegare il cavallo con le corde del Cavezzone. All’interno dei due Pilieri si inseriva il Cavallo da educare. Molto spesso veniva utilizzato un solo Piliere come vedremo poi in alcuni trattati portoghesi e spagnoli.

Sella "Pignatelli"



Il torneo di Belvedere in Vaticano


Oltre a Napoli, Pignatelli insegnò anche a Roma come Maestro personale del Cardinale Alessandro Farnese. E’ nella frequentazione della Corte romana che viene inserito in una delle manifestazioni piu’ importanti del periodo. Il particolare interesse a questo Maestro Napoletano non è dovuto solo alla sua grande fama europea, ma, per quello che ci interessa in questo libro, è la sua esperienza in ambito di Giostra.

Il torneo di Belvedere in Vaticano fu realizzato il 5 Marzo del 1565 e fu uno tra i piu’ importanti in ambito italiano per numero di partecipanti e qualità dei Cavalieri. Fu l’ultimo organizzato a Roma come Torneo Militare. Da li a poco furono i “Caroselli” a sostituire come intrattenimento equestre i piu’ valorosi ma pericolosi tornei Medievali e Rinascimentali. Il Torneo era composto da 12 squadre di Cavalieri, tutte capeggiate da grandi nobili del tempo. Il Maestro Giovan Battista Pignatelli era nella quarta squadra al comando di Domenico Massimi. Precedevano: un suonatore di timpano alla moresca, con quattro suonatori di trombe, tutti a cavallo; sette paggi a cavallo, ognuno bardato sino a terra di dobletto napolitano bianco e rosso cangiante, a fioroni, e dei medesimi colori vestiti essi stessi con vesti lunghe, cappelli alla stradiotta, scimitara al fianco, targhe al bracio e zagaglie in mano. 



I dodici cortei erano quindi molto numerosi. All’ingresso i padrini dovevano riconoscere le lance e le spade tutte uguali senza punta né filo. I colpi dati dal mezzo petto in giu’ non avevano punteggio, parimenti se cadevano a terra lance e spade. Se il cavallo veniva colpito veniva risarcito il cavaliere offeso, e se lo uccideva, oltre al risarcimento il Cavaliere veniva espulso dal torneo.

Le dodici fazioni, sei contro sei in campo aperto, iniziarono subito i combattimenti e come il regolamento prevedeva era possibile realizzare solo due tornate di lancia e dopo di esse si procedeva di spada. Una vera e propria battaglia che impegnò ardentemente tutti i cavalieri con il divertimento e grande stupore del pubblico.

Torneo di Belvedere in Vaticano



domenica 2 febbraio 2020

IL CAVALLO DEL RE

Cavallo Neapolitano


Durante le manifestazioni o le conferenze di Equitazione Storica mi chiedono spesso quale sia la razza piu’ indicata per questa disciplina come spesso avviene per l’utilizzo di razze specifiche nelle altre specialità. La mia ricerca è partita da lontano, dai trattati del XV e XVI secolo dove era frequentemente nominato il Corsiero Napolitano. Questo soggetto, possente morfologicamente e potente per la guerra, era preso in considerazione da moltissimi nobili e sovrani del tempo. Basti pensare a Giuliano de’ Medici che per la sua Giostra di Firenze del 1475, ebbe regalato da Ferrante d’Aragona, dal suo personale allevamento di Neapolitani, un magnifico esemplare da guerra particolarmente indicato per la Giostra in questione.


Galileo di San Paolo

Il Corsiero, cavallo da corsa o da guerra, ha subito moltissimi incroci dal 1450 al 1800 ed i tratti salienti del primo periodo rinascimentale si sono persi poi per le esigenze successive militari
Di fatto, nel millecinquecento e nel milleseicento si ebbero nel contempo, una ragguardevole ispanizzazione di cavalli dell'ex reame di Napoli ed una non trascurabile napolitanizzazione di cavalli di Spagna e Portogallo. In pratica gli allevatori del tempo, rinsanguavano reciprocamente i cavalli per ottenere delle linee piuttosto di altre. Non esistendo un registro di razza, ogni nobile aveva la propria linea. Con il termine corsiero (o corsiere) infatti, si designava, tra la fine del Medio Evo e l'inizio dell'Età Moderna, il cavallo da combattimento, la cui andatura più veloce (il corso, cioè il galoppo) lo differenziava dal portante, ossia dall'ambiatore usato prevalentemente per lunghi e comodi trasferimenti in sella: era, insomma, il nome funzionale della razza. L'aggettivo napolitano ne indicava l'origine geografica, non limitata esclusivamente a Napoli come abbiamo detto, ma estesa, fino al 1860. all'intero Regno di Napoli.

Corato - Cavallo Neapolitano di razza Murgese

Tuttavia oggi si fa enorme confusione nell’indicare il reale successore di questo grande protagonista Rinascimentale.
Il primo errore che si commette è quello di considerare il Corsiero Napolitano come una razza definita. Tutti i trattati e documentazioni che partono dal XV secolo, fanno intendere che il Corsiero non è una razza, ma un insieme di razze con una simile attitudine, allevati non solo a Napoli come può ingannare il nome, ma nel meridione d’Italia, soprattutto nelle zone pugliesi e della Basilicata.
Dal XV Secolo in poi, il Meridione già crocevia di passaggio per le Crociate dal XII Secolo in poi, ha visto nelle sue terre molteplici razze provenienti da tutta Europa che proseguivano per la Terra Santa. Da quest’ultima provenivano invece cavalli molto piu’ agili e veloci dei nostri “europei” adatti alla Cavalleria pesante. Dall'incrocio di questi, si è ottimizzato un cavallo adatto per la guerra: il Corsiero Napolitano.

Allora oggi il Corsiero Napolitano è perduto?

Non proprio. E’ evidente che non possiamo vantare alcuna continuazione genealogica con l’antico Corsiero, anche perché come abbiamo visto non era una razza, ma un insieme di incroci che i Nobili del tempo facevano nei loro allevamenti come i Conti d’Acquaviva d’Aragona.
E da questi allevamenti, oggi in Puglia, abbiamo una delle razze piu’ rappresentative e sicuramente piu’ simili morfologicamente all’antico Corsiero: il Murgese.
Tale razza fu denominata alla fine degli anni venti del secolo scorso sulla base di una selezione di soggetti esistenti locali. Il primo stallone a cui si fece riferimento, come ben specificato dal Regio Deposito Cavalli Stalloni di Foggia, era un “oriundo della razza Conversano” di nome Schiavone. La Razza Murgese dunque, nonostante tutti gli incroci avuti nei secoli ha mantenuto le caratteristiche su alcune linee, dell’antico Corsiero e per tale motivo, viene prediletto anche dalla Real Cavallerizza di Napoli come imponente soggetto rappresentativo.

Don Claudio da Roma monta Corato

Trattati
Ferraro, autore del trattato “Il Cavallo frenato”, interpreta nel suo scritto l'ideale del cavallo Napolitano piuttosto pittorescamente:

"Del leone, egli ha il petto, l'animosità ed il posteriore, del Bue il corpo, le articolazioni e gli occhi, della volpe la bocca, magrezza e le orecchie, del maiale l'appetito e il sovrappeso, senza il quale il calore naturale rimane male, della donna il ritmo e la determinazione, del gallo l'elevazione dei piedi piacevole da guardare.


Cosimo I de’ Medici
Tali cavalli erano amati e venduti in tutto il mondo. Persino nella descrizione di Firenze nell'anno 1598 da parte del principe germanico Ludwig Anhalt-Kothen, compilata in lingua italiana, nel 1859, dallo storico e filosofo di Aachen Alfred von Reumont, si legge il seguente brano sulla statua equestre in bronzo, eseguita tra il 1587 ed il 1594 dal Giambologna, che campeggia in Piazza della Signoria a Firenze di Cosimo I de’ Medici:
"Sulla piazza maggiore sta la figura del granduca Cosimo; esso monta un gran cavallo napolitano che posa sopra due piedi, in modo da non saziar mai l'occhio per la bellezza dell’artifizio."

Statua Equestre del Giambologna di Cosimo I dè Medici su Cavallo Neapolitano


giovedì 16 gennaio 2020

L’ARMONIA DEL BUON CAVALIERE



Nel XVI secolo l’equitazione militare comincia ad essere piu’ sofisticata nei metodi di insegnamento e soprattutto sui modi operativi nell’educare i cavalli alla guerra ed all’arte equestre. Non bisogna meravigliarsi se l’approccio al cavallo diventa piu’ armonico e meno violento sempre rispettando il periodo al quale facciamo riferimento con i suoi limiti sociali, culturali ed etologici.
A tale proposito, nel nostro percorso di Equitazione Storica non può mancare l’approfondimento di uno dei piu’ importanti trattati quale è quello di Cesare Fiaschi, Trattato dell’imbrigliare, maneggiare et ferrare i cavalli edito nel 1556, sei anni dopo di quello del napoletano Federigo Grisone.


 La città estense di Ferrara, da cui proveniva Fiaschi, era molto apprezzata per le grandi manifestazioni pubbliche equestri e per le sue giostre come molte città di Italia di quel periodo. Non dobbiamo dimenticare che Ercole I d’Este, Duca di Ferrara nel 1473 prese in sposa Eleonora d’Aragona, figlia di Ferrante Re di Napoli. Fu proprio in quel periodo, precedente al Fiaschi, che le due corti, quella estense e quella napoletana entrarono in un vivo contatto equestre. Lo stesso Ercole frequentò spessissimo le Cavallerizze napoletane al fine di impararne l’arte.



La particolarità del trattato del Fiaschi da cui mi preme darne evidenza, è sicuramente l’approccio piu’ dolce nell’educazione del cavallo, non solo nella sua rappresentazione iconografica con l’uso di una piuma o di un bastone molto tenero, ma soprattutto nell’utilizzo della musica come strumento di guida per gli esercizi del cavallo. I parametri di insegnamento cambiano per una linea piu’ amorevole e sicuramente piu’ premiante nei confronti del destriero in cui i concetti di “tempo e misura” diventano fondamentali per le geometriche conformazioni degli esercizi suddetti.

Il tracciato e l’immagine del lavoro da effettuare viene rappresentato dalla figura del cavaliere ed uno spartito che ne scandisce il tempo di esecuzione. Il Fiaschi si aiuta con la musica in quanto consapevole dell’utile strumento di aiuto “naturale” alla sola voce.

[…] Mi pare in questa seconda parte del trattato non solo dar norma co’l dir mio del maneggio di cavalli, ma porre ancho in disegno alcuni atti di cavalieri a cavallo et ferri d'esso, et il tempo in Musica d'alcuni maneggi, acciò che non possa essere ripreso alcuno ogni volta che secondo tali raccordi li maneggiarà poi. L'haver io veduto molti, sì pe’l passato come per adesso, che non mirano di far fare al cavallo intieramente quel che dovrebbero,mi ha fatto prender questa fatica, et ancho perché so che al dì d'hoggi alcuni, per non essere avertiti, incorrono in molti errori. […]



[…] Et perché potrebbe forsi parer strano a qualche cavaliero che io habbia voluto inserir in questo mio secondo trattato Musica, giudicando forsi essi non esser necessaria, rispondendo dico che senza misura et tempo non si può far cosa buona, et io così lo mostro; et quelli che non la sanno per arte la imparano per il continuo cavalcar. […]


Il frustino tenero o la piuma ne scandisce solamente il tempo accompagnando il cavallo nell’esecuzione dell’esercizio, non piu’ come strumento coercitivo.
Uno dei nostri esercizi fondamentali è imparare ad andare senza mani a cavallo e dirigere il proprio destriero solo con le gambe. L’utilizzo della piuma, una volta abituato il cavallo alla sua visione, servirà solo per toccare il collo del cavallo per indicargli la via da seguire quando le gambe non saranno ancora troppo influenti di polpaccio o tallone.

E’ molto evidente che la “doma dolce” è decisamente piu’ efficiente di una doma violenta che spesso siamo abituati a denunciare in molti ambienti. Rimane tuttavia necessario un continuo ed importante allenamento, sicuramente piu’ lungo di altri metodi, ma sicuramente piu’ efficace nel pieno rispetto del nostro cavallo. La musica, i dolci movimenti di bastone o meglio ancora della piuma caratterizzano la comunicazione con il cavallo rendendo l’allenamento piacevole e produttivo. Lo stesso Senofonte, nel 350 a.C., raccomanda un addestramento privo di dolore evidenziando il concetto che un cavallo felice è certamente piu’ efficiente di un cavallo infelice.




Lo stesso Pasquale Caracciolo, nella sua “Gloria del Cavallo” edito nel 1566, rimarca l’accento sull’uso della musica nell’arte equestre precisando che un maestro di cavalli debba avere competenza in campo musicale in quanto la prima tra le scienze e le arti, in quanto proseguire e ritrovare l’eccellenza. Secondo la filosofia neoplatonica i cavalli sono molto sensibili al ritmo ed alla misura perché condividono con l’uomo la stessa nostalgia per l’armonia universale che l’anima umana sogna di ritrovare.

Vediamo di approfondire attraverso il Fiaschi alcuni degli allenamenti necessari all’approccio alla monta storica. A titolo di esempio si evidenzia spesso nei trattati rinascimentali  il “repolone”. Solo studiando le figure del Fiaschi si riesce meglio ad intendere la sua esecuzione.


 “Quando si vorrà maneggiar il cavallo a repelloni, cosi chiamati, perche si rimette spesso per un diritto senza volta alcuna come il dissegno mostra, bisogna spingerlo a tutta fuga tanto quanto è lo spatio d’una rimessa fermandolo pe’l diritto, con la possata volendo.”


Il repolone serve per gli scontri Cavaliere contro Cavaliere in cui dopo l’impatto di lancia o di spada, per accorciare i tempi di scontro uno dei due frena con vigore per poi girarsi con una Piroette a centottanta gradi al fine di prendere per le spalle il suo avversario. E’ un esercizio apparentemente semplice ma si ottiene solo con una riunione specifica del cavallo sulle anche al fine di frenare adeguatamente con i posteriori.

Galoppo Raccolto

Anche in questo caso, si ritorna ad una particolare ammonizione del Fiaschi in merito alla “riunione del cavallo” a volte specialmente in alcune discipline accentuata da un pericoloso incappuccia mento del cavallo. Riunire significa come dice il nostro Maestro,

“ che’l cavallo faccia un’aggruppar di bella vista; nel quale si avertisca, ch’ei porti la testa a segno, andando con la fronte avanti, & non co’l mustaccio, […] ne meno à guisa de montoni, quando si vanno ad accozzare, perche van troppo accappucciati;”

Anche allora quindi, e ci troviamo nel XVI secolo, c’è una grande sensibilità a fare in modo che il cavallo non compia atteggiamenti lesivi e certamente “non belli da vedere”. Per fare questo e per dare maggiore forza al cavallo, lo si inventiva solo col polpaccio della gamba e con la bacchetta per cui il Fiaschi evidenzia bene nel dire che non lo si tocchi ma che la ondeggi soltanto a tempo di musica e di voce.



domenica 12 gennaio 2020

PROSSIMI EVENTI - Conferenza Compagnia della Morte


Inizia il 2020 con importanti impegni culturali nella Città di Napoli.
Sabato 25 Gennaio alle ore 16.30 presso l'Antisala dei Baroni presso il Maschio Angioino a Napoli, si terrà l'incontro  avente come tema:

"La Compagnia della Morte di Napoli - Uomini d'Arte ... uomini di Spada".



Mattia Preti - Autoritratto

La Conferenza organizzata dalla Consulta del "Recupero delle Tradizioni Storiche, Arti e Mestieri di Napoli" della Camera di Commercio di Napoli, patrocinata dal Comune di Napoli, 
dalla ASD Compagnia dell'Aquila Bianca, e dalla Real Cavallerizza di Napoli, introdurrà ed approfondirà il particolare presunto legame di Aniello Falcone, Salvator Rosa e Micco Spadaro alla Compagnia della Morte. Quest'organizzazione era stata infatti fondata per contrastare il dominio Spagnolo a Napoli in un'epoca piena di grandi contraddizioni sociali ed economiche durante il Vicereame Spagnolo.

Sulla scia del Caravaggio, anch'egli legato indissolubilmente alla "spada", che lo ha inevitabilmente portato alle sue sventure finali, analizzeremo anche il rapporto con l'arma bianca, oggetto di grande rilievo simbolico anche in molteplici raffigurazioni dei Pittori Napoletani.


Aniello Falcone - Vecchio in Armatura

Immagineremo una Napoli del XVII secolo, ricca di Cultura, Arte e Cavalleria immersi in un contesto marziale importante in cui Napoli, con la sua "via degli Spadari" e "via degli Armieri" produceva ed esportava i suoi preziosi manufatti di armi bianche, altra eccellenza in recupero di conoscenza dalla Consulta della Camera di Commercio.


Ingresso Libero
Info: Roberto 339.6863150


















sabato 11 gennaio 2020

PROGETTI RICOSTRUTTIVI: Farsetto Don Diego Cavaniglia (1481 circa)



Dopo mesi di attento studio e concentrazione ho commissionato alla nobile Sartoria Narsilion di Stefano Baldacci di realizzare il modello di Farsetto e Giornea corrispondenti al ritrovamento tessile Archeologico dei Don Diego Cavaniglia, conte Napoletano Aragonese morto ad Otranto nel 1481. 


Mi interessava essere quanto piu' preciso possibile portando tuttavia al farsetto in particolare, alcune mie personalizzazioni in quanto l'obiettivo era di poterlo utilizzare nel migliore dei modi e non solo di esporlo come progetto ricostruttivo.

Ci siamo preoccupati dunque di consultare un mio partner a San Leucio per la produzione del tessuto da utilizzare per la costruzione del Farsetto. Con enorme piacere ed entusiasmo veniamo a conoscenza che la produzione di un precedente progetto ricostruttivo sempre dedicato al Cavaniglia aveva avuto come tessuto proprio quello che stavamo cercando, prodotto da questo mio partner in terra Neapolitana ma venduto in esclusiva ad una Seteria Fiorentina che ne curava la vendita e distribuzione. Impossibilitati dunque a riprodurlo "momentaneamente" per diritti di esclusiva che scadranno a breve, ci siamo concentrati sull'utilizzo di uno stesso tessuto similare al fine di avvicinarci quanto piu' possibile al ritrovamento archeologico. 

Tessuto del Cavaniglia prodotto a San Leucio 

Il risultato è stato eccellente sia per la Giornea che per il Farsetto nonostante le opportune suddette personalizzazioni avendo consensi in diversi ambienti accademici e sartoriali. Non ci siamo voluti arrogare né abbiamo personalmente voluto ricreare una copia "fedelissima" dell'oggetto in questione, questo ci tengo molto a sottolinearlo, ma il risultato, come abbiamo precisato ci porta a confermare l'abilità sartoriale di nuovi soggetti imprenditoriali che ci permetteranno di ricreare a brevissimo altri prodotti.

Farsetto e Giornea seconda metà del XV Secolo
Il materiale è utile alla ricostruzione di un Cavaliere Napoletano del XV Secolo. Dopo l'Armatura che ripromuoveremo a breve e dopo la Sella Rinascimentale, abbiamo portato a casa questo altro importante successo rievocativo.

Retro del Farsetto

Fronte del Farsetto

Spalla del Farsetto


Nota da 
Wikipedia:Nel 2004 grazie alle ricerche di Fra' Agnello Stoia, guardiano del Convento, si viene a conoscenza del fatto che nel 1980, durante i lavori di consolidamento successivi al terremoto dell'Irpinia, alcuni operai avevano rinvenuto uno scheletro nei pressi del sarcofago che avevano avvolto in una busta di plastica e riposto in una cavità del muro retrostante il monumento di Diego I. La busta con i resti e con gli indumenti funebri viene ritrovata nello stesso posto in cui era stata riposta. La notizia ha grande risalto e si avvia una campagna di ricerca per accertare l'appartenenza dei resti al Conte Diego I. Il restauro degli indumenti affidato alla dottoressa Lucia Portoghesi rivelò che si trattava di una giornea e di un farsetto del XV secolo, confermando l'enorme importanza a livello internazionale della scoperta.